simone cametti

2015


 


E’ possibile cambiare la percezione di un luogo e, pur rispettandone la memoria recente, restituirlo alla sua tradizione originaria?

La diga del Vajont è portatrice di una tragedia che ha finito per inglobare anche semanticamente la percezione del territorio.

Vajont non è più stato un luogo meraviglioso, con i suoi paesaggi naturali, ma nell’immaginario collettivo ha finito per essere la

definizione di una tragedia. La Valle del Vajont è un territorio millenario che merita di essere percepito per le sue bellezze, per la

sua capacità di aver preservato un contesto naturalistico eccellente. La memoria delle tante, troppe perdite umane non si cancella.

La mancanza resterà, per sempre. La Valle del Vajont può, anche per la memoria di chi in quelle valli ha vissuto, restituire la sua

bellezza, i suoi paesaggi. Tornare ad essere un luogo dove andare, meta di percorsi e viaggi, dove si possono vedere i millenni che

l’hanno formata, strato su strato.La diga stessa, cambiando la sua funzione, diviene l’elemento di ricongiunzione del territorio.

Il camminamento superiore non sarà più soltanto luogo di visite turistiche ma un vero e proprio passaggio dove poter avere una

visione unica che ricongiunge tutta la Valle.L’obiettivo è la trasformazione di un manufatto simbolo di uno sciagurato errore umano

in un’opportunità di riavvicinamento, in cui la diga svolgerà un ruolo di inaspettata riconciliazione. L’intervento artistico sulla diga è

quasi solo progettuale, questa scelta è motivata perché  credo che l’arte avvolte più che aggiungere e manomettere il contesto, possa

attraverso un gioco di sottrazione, restituire senso e significato alle cose.Farò solo dei minimi interventi per allargare la griglia e

migliorare la veduta del panorama.


 

 

Is it possible to change the perception of a place, and, even respecting its recent memory, bring it back to its original tradition?

The dam of the Vajont is the bearer of a tragedy that has enclosed even semantically the perception of the territory. Vajont is no

longer considered a wonderful place, with its natural landscapes, but in the collective imagination has ended up being the

definition of a tragedy. The Valley of the Vajont is a millennial territory that deserves to be recognized for its beauty, and for its

ability to have preserved beautifully a naturalistic environment. The memory of many, too many human losses will not clear.

The lack will remain forever. The Vajont Valley can, even for the memory of those who in those valleys has lived, return to its

beauty and its landscapes. Go back to being a place where to go, half of paths and travel, where you can see the millennia that

have formed, layer upon layer. The dam itself, changing its function, would become the element of reunion of the territory.

The upper walkway wouldn’t be only a place of sightseeing but a true passage where we could have a unique vision

that rejoins the whole valley. The objective is the transformation of a manufactured product symbol of a wretched human error

in an opportunity of reconciliation, in which the dam will play a role of unexpected reconciliation. The artistic intervention on the

dam is, mainly planned as a design project , this choice is justified because I think that art at times more than add and tamper with

the context, can through a game of subtraction, return direction and meaning to things. I will make only the minimum interventions

to widen the grid and to improve the view of the panorama.